| Ecco una lettera inviatami da un mio caro amico (di quelli con cui si cresce insieme giocando a pallone e mangiando dolci… soprattutto… sin da bambini), un po’ speciale, perché in questo momento è uno di quei tanti portatori di pace italiani in giro per il mondo. Avrei dovuto correggere la lettera e gettare giù un articolo ma credo che niente più delle parole di chi vive quotidianamente le missioni italiane di pace possa descrivere meglio cosa fanno i nostri soldati. Caro Angelo come promesso ti scrivo raccontandoti quello che facciamo qui e la situazione libanese, non sono bravo a scrivere articoli quindi ti do le informazioni basilari, noi operiamo qui nel sud del libano in base alla risoluzione O.N.U. n. 1701 dell'11 agosto 2006. Attualmente è operativa in Libano la brigata ariete della quale fa parte il mio reggimento, l'11 rgt bersaglieri che in Italia ha sede ad Orcenico superiore. I compiti del contingente UNIFIL sono: supportare le forze armate Libanesi a dispiegarsi nel sud del Libano dove mancano da circa 30 anni, monitorare la fine delle ostilità tra Israele ed Hezbollah, garantire sicurezza e libertà di movimento al personale UN e convogli umanitari, stabilire le condizioni necessarie per un accordo permanente di cessate il fuoco e per favorirne la sua implementazione e assistere, su richiesta, il governo libanese nel controllo delle linee di confine per prevenire l'immissione di armi. Questi sono gli aspetti burocratici, praticamente il nostro lavoro si svolge quotidianamente pattugliando 24 ore su 24 il territorio a sud del fiume Litani, nome arabo del fiume Leonte che da il nome alla missione UNIFIL, controllando l'effettiva fine delle ostilità e il mantenimento della pace in questa zona. La zona sotto il nostro controllo è abbastanza tranquilla, la gente per strada ci saluta amichevolmente perchè conosce bene il lavoro dei soldati italiani che si basa sulla professionalità e sul rispetto x la popolazione locale. C'è da dire che questo paese è diverso da altri paesi arabi, prima di tutto perchè cristiani e musulmani vivono fianco a fianco pacificamente (nella nostra zona è presente la cittadina di Qana, nota città cristiana sede di un miracolo di Gesù Cristo), ed è un pò più sviluppato degli altri, infatti girando ho visto certe ville che in Italia ce li sogniamo… Ovviamente le attività non sono solo di tipo operativo ma anche di supporto alla popolazione. Per esempio in alcune municipalità limitrofe alla base, ufficiali italiani insegnano la nostra lingua ai bambini attraverso dei corsi; esiste anche un'attività di supporto veterinario chiamato Medical care, preziosa e indispensabile l'opera del team EOD (sminatori) che ripuliscono il terreno dalle bombe inespolse dopo i massicci bombardamenti dell'agosto scorso da parte di Israele. C'è anche un plotone composto da solo donne che organizza incontri con donne del posto per comprendere meglio le problematiche e notare le differenze culturali. Le basi italiane sono situate nelle basi Marakah, Tibnin, Zibqin, Chamma e al Hinniyah. Penso di essere stavo esaustivo nel descrivere le nostre attività nella zona, concludo con la mia situazione personale che è buona io sono alla prima vera esperienza all'estero dopo aver intravisto l'Iraq per 44 giorni a cavallo tra il 2005 e il 2006. Tre mesi sono già passati siamo al giro di boa la lontananza dall'Italia e dai cari si sente ma qui facciamo di tutto per stare bene. Ho incontrato gente meravigliosa, fratelli che mi fanno sentire in Italia, a Natale abbiamo addobbato la tenda con albero di natale, luci e regali...se non era per la mimetica mi sentivo a casa. Sono contento di essere qui in Libano perchè questa gente merita una possibilità, e sono veramente soddisfatto di vedere giorno dopo giorno i miglioramenti nelle strade, nei palazzi che si ricostruiscono, nei bambini che giocano tranquilli senza guardare in aria sperando che oggi non si debba seppellire nessun civile o bambino innocente come durante i giorni dei bombardamenti. La mia task force ha sede a Marakah e non sono l'unico calabrese qui...siamo circa una cinquantina, nel mio plotone c'è anche un ragazzo di Palmi, Maurizio La Penna Ti saluto piccolo grande Angelo...ci sentiamo e ci vediamo presto...A noi!!! Che dire… come avrebbe potuto anche il migliore dei giornalisti raccontare e far rendere l’idea di cosa fanno i nostri amici, e soprattutto di cosa significa per loro la parola missione??! Per i ragazzi dell’esercito fare una missione non è distruggere auto e spaccare vetrine, non è attentare la vita di giovani carabinieri in una guerriglia urbana, non è insultare tutto e tutti e sperare di cambiare il mondo con spranghe e molotov, per loro fare una missione vuol dire aiutare veramente chi sta in difficoltà, per i militari fare una missione vuol dire essere orgogliosi di fare del bene fregiandosi di un tricolore, per i giovani soprattutto fare una missione vuol dire trovare dei fratelli tutti uniti sotto la stessa bandiera. Forse Roberto e tutti gli altri militari non avranno mai intitolata un aula al Senato dai politi ipocriti e bigotti, quasi sicuramente non diventeranno dei parlamentari per un partito che li strumentalizza per i propri giochi di potere, ma avranno qualcosa di più puro di più prezioso, e che nessuno e ripeto nessuno gli potrà mai togliere, il nostro rispetto, la nostra ammirazione, la nostra gratitudine!!! Grazie Roberto, Grazie ragazzi, oggi più che mai grazie al vostro impegno siamo orgogliosi di essere ITALIANI! |
lunedì 28 gennaio 2008
ECCO COSA FANNO I NOSTRI SOLDATI
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